“Promozione e valorizzazione del capitale umano”, richiamato anche dall’Europa
Apef
Associazione Professionale Europea Formazione
al Ministro dell'Istruzione, Università e Ricerca
prof. Francesco Profumo
Appello
Gentile Ministro,
Noi riteniamo che per passare da una logica delle emergenze a quella strutturale, la qualità e il merito debbano per forza intersecarsi con l'Innovazione. L'innovazione che oggi manca nel nostro sistema istruzione, riguarda il tema della "Promozione e valorizzazione del capitale umano", richiamato anche dall'Europa, che si sostanzia in un rinnovato profilo professionale e in una nuova organizzazione del lavoro degli insegnanti, aspetto fino ad oggi colpevolmente sottovalutato. Vogliamo pertanto rivolgerle un appello per quella che riteniamo essere la più importante "riforma strutturale" che la Scuola italiana attende ormai da troppi anni.
Signor Ministro, la questione docente attende almeno dal 2000, anno in cui è entrata in vigore l'Autonomia delle scuole, poiché, com'è avvenuto in tutti i settori del Pubblico impiego, le riforme di tipo strutturale hanno sempre portato ad una revisione dello Stato giuridico del personale.
Non pensi che questa sia una rivendicazione meramente sindacale, perché essa è funzionalmente utile alle scuole. Chiunque "opera" attivamente nella scuola, dirigente o docente che sia, sa benissimo che per gestire le nuove complessità previste dall'autonomia e dalle riforme, come la Valutazione e l'Autovalutazione d'istituto, la progettazione dei curricoli, necessarie per raggiungere la Qualità auspicata, occorrono ruoli funzionali di coordinamento a cui si associno responsabilità delle decisioni, quindi nuove figure professionali dei docenti, con una preparazione specifica.
E' pertanto divenuto indifferibile che Governo e Parlamento legifichino su un nuovo Stato giuridico degli insegnanti che realizzi il passaggio da una figura di docente oggi ancora monadica e appiattita a quella di un professionista con responsabilità complesse. E' appena il caso di ricordare che l'attuale Stato giuridico degli insegnanti risale agli anni '70.
Un nuovo inquadramento professionale, quindi, basato su un virtuoso intreccio tra merito e funzione, che può essere garantito solo dalla costruzione di uno sviluppo di carriera, come avviene in tutte le professioni. In Europa, del resto, il merito equivale a fascia professionale differenziata, legata allo svolgimento di funzioni più complesse.
Il ritardo del nostro paese verso un'armonizzazione con il resto d'Europa in termini di costruzione dei requisiti del docente professionista, ha radici lontane: la Raccomandazione dell'UNESCO poneva, già nel lontano '66, il problema di "individuare i requisiti per una professionalizzazione degli insegnanti", il Consiglio Europeo di Barcellona nel 2002 fissava l'obiettivo di " ridurre gli ostacoli normativi al riconoscimento professionale degli insegnanti al fine di promuoverne una dimensione europea" entro il 2010, data ampiamente superata.
Noi riteniamo che si possano ascrivere anche a questo ritardo i nostri deludenti risultati nei confronti internazionali.
Funzionamento delle scuole, leadership professionale e carriera degli insegnanti vanno quindi di pari passo.
Se dovremo accettare i sacrifici economici che il Governo dovrà predisporre, perché proprio e solo su questo qualificante tema strutturale non dovremmo adeguarci all'Europa? In aggiunta, in Parlamento, l'argomento è stato già ampiamente sviscerato, nelle ultime legislature, nelle commissioni competenti.
La Riforma della governance delle scuole unitamente a quella del profilo professionale degli insegnanti è l'ormai troppo atteso corollario della Prima Riforma Bassanini della Pubblica amministrazione che ha introdotto, con la Legge 59 del '97, anche l'Autonomia delle istituzioni scolastiche.
Signor Ministro, l'appello che Le rivolgiamo è quello di portare a termine, nel più breve tempo possibile la Riforma dello Stato giuridico degli insegnanti, elemento essenziale per far raggiungere al nostro sistema istruzione, quei risultati necessari per ridare competitività al Paese.

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