il Partito Democratico si dimentica di invitare le case editrici minori



Carissime e carissimi,

              vi segnalo un video - riportato nel link in fondo a questa newsletter - in cui c'è tutto quello che avrei voluto dire in occasione della conferenza su scuola e "nativi digitali" (?) del Partito Democratico, tenutasi a Roma il 25 e 26 maggio, se fosse stata invitata anche Garamond...
Il Pd però ha invitato molti fra i principali editori di libri di testo tradizionali - che non so quanto guardino con entusiasmo all’innovazione del digitale e della Rete - trascurando ogni altra realtà (grande o piccola, Garamond ma non solo...) che si fa promotrice di proposte alternative e di radicale e necessario cambiamento, come l’idea di superamento della proprietà intellettuale sui contenuti didattici, la scelta delle OER e della conoscenza come bene comune.
A dire la verità, nei tre minuti che sono stati offerti ai rappresentanti delle diverse case editrici che facevano da corona alla sala della conferenza con i loro banchetti, non sarebbe stato possibile dire nulla di senso compiuto. Come di fatto è stato per tutti coloro che sono intervenuti, salvo la bravissima Frieda Brioschi di Wikimedia Italia.
Gli editori scolastici dichiarano che loro vedono molto bene la cultura digitale. Sarà. Ho però l'impressione che la cultura digitale non veda così bene le loro politiche, e gli escamotage come i cosiddetti libri "misti", che sono l'ultima conferma di come qui da noi la cultura del Gattopardo domini incontrastata, in qualsiasi settore.
L'innovazione vera non è il digitale al posto del cartaceo, perché un libro in Pdf è digitale ma non innova nulla (errore che abbiamo fatto in passato anche noi di Garamond): l'innovazione vera, che il digitale consente e rende vantaggiosa per economicità, efficienza ed efficacia, è il contenuto aperto e libero al posto di quello chiuso e proprietario.
Solo abolendo l'anacronistica prassi dell'adozione del libro di testo si può seriamente "pensare diversamente" il processo di insegnamento e apprendimento nella scuola. Ma credo che gli interessi in gioco siano così forti (in tutti i sensi) da rinviare questo reale cambiamento alla scuola dei figli dei nostri figli (forse...).
Quanto al Convegno, che dire? Tolti gli ottimi interventi di Silvano Tagliagambe, Roberto Maragliano, Carlo Infante e Francesco Antinucci, oltre a quello molto lucido e competente del Ministro Profumo, resta molta retorica, poca visione, troppi luoghi comuni, a partire dal concetto stesso di "nativi digitali" che non dice assolutamente nulla.
Si è sentita forte la mancanza di pratiche ed esperienze delle scuole, con scarsissime voci dei docenti e zero (zero!) dei protagonisti veri del cambiamento, ovvero gli studenti.
Ecco dunque quello che penso su scuola, innovazione, cultura digitale e editoria scolastica, in un intervento di qualche tempo fa al Convegno annuale di KnowK, dove - a differenza del Pd - interessa ascoltare anche la posizione minoritaria e un po' eretica di Garamond.
Per ogni commento e spunto critico, possiamo continuare il libero confronto come sempre sul Blog di Garamond.
Un caro saluto.

Commenti

Post popolari in questo blog

L'insostenibile leggerezza dell'essere... un alunno con "obiettivo minimo" o eccellente?

Cara Ministra Fedeli, i controlli nelle scuole paritarie siciliane dove sono?

Concorso 2016: Le classi differenziali, una sorta di lista di proscrizione...